finalmente ho il tempo di scrivere qualche riga sulla mia recente esperienza in Tunisia, al seguito della carovana "Uniti per la libertà" collegata con l'associazione tunisina "Benevolens Sans Frontieres": un gruppo di Tunisini che si è incontrato la prima volta il 17 febbraio sotto l'ambasciata libica di Tunisi, per protestare contro Gheddafi in solidarietà agli insorti libici.L'8 aprile ho partecipato ad un assemblea pubblica organizzata dagli italiani per capire qualcosa della situazione tunisina, a cui hanno partecpato molti giovani protagonisti delle rivolte.
Un'assemblea in certi momenti caotica, con forti contraddizioni, segno della grande partecipazione emotiva che investe i cittadini tunisini in questo momento, ben consapevoli del fatto che la rivoluzione è tutt'altro che compiuta e che anzi è in questa fase molto delicata, in cui si affacciano anche i 'partigiani del 26 aprile' (quelli che si son fatti vivi solo a cose fatte), alcuni dei quali caratterizzati da una forte ingerenza religiosa nella politica (ci siamo capiti, no?).
Durante la notte siamo partiti con due pullman ed un container di aiuti per un viaggio di 12 ore alla volta del campo profughi di Ras Jadir.
il gruppo di noi italiani era abbastanza omogeneo, in fin dei conti eravamo tutte persone con opinioni abbastanza simili, mentre i tunisini erano quanto mai eterogenei, come se qualcuno si fosse preso la briga di raggruppare un esponente per ogni 'tipo' di cittadino tunisino. ecco che, appunto, le rivoluzioni più che propagarsi in modo epidemico, provocano una sorta di risonanza di tutte le anime che le compongono. Come in una musica.
Il campo profughi è immenso: ad oggi sono passati per quelle tende più di 200000 persone; quando arriviamo noi ce ne sono circa 9000; arriviamo fino al confine con la libia, vediamo i gruppi di profughi che arrivano in macchina, o a piedi. Persone di molte nazionalità africane, che lavoravano in Libia; molti della classe media. Probabilmente alcuni più solidali con Gheddafi che con gli insorti... ecco un altra contraddizione.Immancabili gli squali, mentre ricevono dai profughi mazzette di soldi per far imboccare 'corsie preferenziali' nella gestione dell'emergenza, probabilmente.
Facciamo delle catene per scaricare il container, prima di andare a visitare il campo. Gente di tutti i tipi e colori, migliaia di persone in coda per un piatto di pasta donne ed uomini in precarie condizioni sanitarie ed igieniche, alcune ferme nel campo da mesi.
Troviamo anche le tende della protezione civile italiana. sono assolutamente vuote. Qualcuno ci dice che i civili protettori italiani si fanno vedere ogni tanto, si rinchiudono nelle tende in riunione per qualche ora, per poi sparire nuovamente. È ormai il nostro stile nazionale.
Dormiamo a diversi km dal campo (a Gerba, per una pipa di tabacco, dato che il turismo è assolutamente bloccato) per poi ripartire verso Tunisi. Alcuni tornano al campo per fare delle interviste e raccogliere altre testimonianze.
Il lunedì ripartiamo per tornare in Italia, ed è fastidioso. Quello che ho trovato in Tunisia è una situazione mobile, che ribolle, tutto cambia di continuo e non c'è mai un percorso prestabilito. Le persone sono coinvolte, sanno che in questo periodo stanno decidendo del loro futuro; discutono continuamente di politica, della democrazia, della dittatura. Non ci è dato sapere come andrà avanti e cosa succederà, ma tutti stanno facendo del loro meglio con tutte le difficoltà e le contraddizioni del caso.
Torno in italia e vengo investito da uno tsunami di idiozia e banalità a cui in pochi giorni mi ero già disabituato. qui sei rivoluzionario quando cerchi di fare un discorso ragionevole.
venerdì 4 febbraio 2011
lunedì 20 dicembre 2010
sabato 18 settembre 2010
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